Promuovere inclusione sociale non è solo un compito dei servizi sociali, ma richiede anche un coinvolgimento più ampio dei cittadini e della comunità. È un percorso in cui il ruolo della famiglia è fondamentale, perché non solo rappresenta il contesto in cui si possono  sperimentare i ruoli e le relazioni, ma anche dove acquisire competenze ed opportunità per allargare la rete sociale di riferimento.
Una famiglia di Milano ha scoperto che questo percorso non è utile solo per la persona straniera, ma arricchisce la famiglia stessa.

I figli. Per loro Hamdi è una porta sul mondo

Obiettivo

Accogliere e agevolare l’inclusione sociale di una persona straniera rifugiata, allargando la sua rete sociale.

Attività

Isabella e Marco hanno tre figli e vivono a Milano, nel Condominio Solidale di Bruzzano; sono abituati a vivere con la porta aperta.
Hanno accolto in casa diversi ragazzi con fragilità, segnalati dai servizi sociali, e da quasi due mesi anche una rifugiata, Hamdi. Ha ventun anni ed è somala: ha concluso il percorso di integrazione previsto dallo Sprar e fa la cameriera ai piani in un hotel milanese.
Prima dell’autonomia si è pensato per lei a un passaggio in famiglia, per aiutarla ad allargare la sua rete sociale.
Hamdi non è la babysitter, ma una persona in più che si occupa dei bambini di Isabella e Marco; cenano insieme;  è pure andata in vacanza con la famiglia sulla neve, ma è chiaro che ha la sua vita, non è un bambina.
Eppure Isabella e Marco ammettono che “per noi adulti non è facile far entrare una persona nell’intimità della famiglia, perché significa metterti a nudo.”  Isabella dice inoltre: “io vedo solo la positività; tutte le volte che qualcuno ha portato la sua diversità dentro la nostra famiglia, non parlo solo del colore della pelle. Da quest’esperienza ne siamo usciti migliori e più forti, abbiamo imparato un sacco di cose.”

Ambito territoriale: Milano – Italia