Di questi tempi, condizionati sempre più dalle guerre e dall’economia, la pace sembra affidata solo a chi è disarmato, a chi non viene ascoltato, a chi, come il Papa, non ha un potere politico. La pace sembra sempre più legata ai valori, all’etica, alla spiritualità, tutte entità caratterizzate dall’utopia che oggi sembra sempre più fuori moda. I cittadini che credono ancora nei valori della pace e della giustizia rischiano di perdere la speranza che si possa costruire un percorso operativo per promuovere la pace. Forse è possibile andare oltre alle manifestazioni, alle comunicazioni attraverso i mass media ed i social, agli appelli e agli incontri di condivisione degli operatori di pace.
E’ possibile individuare anche altri concreti percorsi operativi. Un’esperienza innovativa in questo senso è rappresentata dalla Startup Trending peace che ha sviluppato il primo algoritmo per misurare l’impatto sulla pace delle aziende e aiutandole ad integrarla nei loro modelli di business e a trasformarla in un vantaggio competitivo.
Investire nella pace avvantaggia le imprese
In un momento storico in cui il numero di conflitti attivi ha raggiunto livelli record è possibile investire su azioni concrete tese a promuovere la pace. E’ questa la scommessa di Trending peace, la startup fondata nel 2025 da Raffaella Lebano e Beniamino Saibene che hanno messo a punto il primo algoritmo al mondo che misura scientificamente l’impatto sulla pace delle aziende.
“Il Trending peace considera 178 indicatori in tre aree principali: le strategie e performance aziendali (dalla salute economica e finanziaria all’inclusività del luogo di lavoro); le interazioni sociali ed economiche, considerando le condizioni dei paesi in cui l’organizzazione opera; l’impatto diretto esterno e interno che quantifica i contributi tangibili alla pace sotto forma di donazioni, investimenti, certificazioni”.
Riprendendo la lezione del sociologo norvegese Johan Galtung si fa riferimento al concetto di ‘pace positiva’ che supera l’idea tradizionale di pace come assenza di guerra. “Aiutiamo le aziende che oggi sono il vero attore mancante quando si parla di pace a valutare come ente terzo il loro essere peace driven, creando condizioni strutturali e istituzionali per prosperare, partendo dalle politiche che già portano avanti e che spesso sono considerate in modo frammentario. Da una governance trasparente alla capacità di gestire i conflitti prima che diventino crisi, a politiche che valorizzano le persone, in una filiera costruita sulla fiducia e nella volontà di generare valore anche per i territori in cui operano”, spiega Lebano. Accanto ai tradizionali parametri ambientali, sociali e di governance, anche la pace deve diventare oltre che un’istanza umanitaria e politica anche un’infrastruttura economica per le aziende”. “Alle aziende ricordiamo che sono attori protagonisti della loro pace interna e di quella degli ecosistemi e territori dove operano, che si collega con quella mondiale. Integrare la pace nella propria strategia è anche un modo per mostrare la linea di business che desiderano seguire. In un momento in cui va di moda parlare di economia di guerra”.
A corredare il lavoro della start up un comitato scientifico che conta 15 esperti provenienti da tutto il mondo e da diverse discipline che consentono la validazione e il rafforzamento del Tp,Index garantendone rigore scientifico, coerenza metodologica e allineamento con ricerche e norme più recenti (tra cui solo per citarne alcuni, Michael Mascolo, Merrimack College, Massachusetts, Enrico Bellazecca, Politecnico di Milano e Jason Mklian, Università di Oslo), riconosciuto a livello internazionale per gli studi sul contributo delle imprese al peacebuilding che evidenzia come “pace e prosperità non sono obiettivi distinti, ma il risultato delle stesse condizioni di fiducia, collaborazione e sviluppo”.
Secondo Lebano “le aziende oggi più che mai, non possono considerarsi osservatori esterni, ma devono contribuire a plasmare la società: investire nella pace è una scelta che rafforza la resilienza, riduce i costi nascosti generati da disallineamenti e conflitti, crea le condizioni per una crescita sostenibile nel tempo, attrae e trattiene talenti. La pace non è un costo, né un ideale da perseguire: è una competenza strategica”.
Ambito territoriale
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