Occuparsi della prevenzione della solitudine significa intervenire sul miglioramento della qualità della vita e quindi contribuire a promuovere salute, ma anche inclusione sociale.
In questa prospettiva si rivela particolarmente significativo un progetto realizzato in Svezia che oltre ad affrontare la problematica della solitudine, attraverso un forte coinvolgimento dei giovani, si propone di promuovere nuove alleanze con altri target (anziani, immigrati, operatori socio-sanitari, cittadini residenti).
Il progetto si propone di mettere insieme anziani e giovani rifugiati, in un condominio svedese che non assomiglia per nulla a un ospizio o a un centro di accoglienza. A Helsingborg, una piccola città del sud della Svezia esiste un posto che smentisce ogni stereotipo di questo tipo. E’ curato in ogni dettaglio, emana calore umano. Soprattutto funziona: nessuna persona che ci vive è scivolata ai margini della società.
Si chiama SallBo che in svedese vuol dire “compagnia” e “casa” ed è un progetto che ospita nello stesso condominio anziani a rischio di isolamento e giovani migranti senza parenti o amici.
Obiettivo
Il progetto è nato da una necessità pratica: nel 2019 la cittadina ospitava centinaia di minori stranieri non accompagnati. I ragazzi erano lasciati a se stessi, si annoiavano, fumavano facendo scattare l’allarme antincendio. Il resto degli abitanti del Quartiere, in larga parte anziani, sostenevano che dal loro arrivo si sentissero meno sicuri.
Messa di fronte alla questione la società senza fine di lucro, finanziata dal consiglio comunale locale, ha incaricato Dragana Curovic di trovare un modo di far convivere sia i ragazzi rifugiati che gli anziani.
Attività
La considerazione da cui è partita Curovic, prima ancora di pensare agli spazi, è che il condominio non dovesse diventare una specie di ghetto. “Fin da subito ci siamo resi conto che avevamo bisogno di un terzo gruppo di persone, che agisse un po’ da collante” sia fra gli ospiti stessi, sia fra gli ospiti e il resto della società svedese.
Dal 2019 ad oggi per SallBo sono passate circa 130 persone. Ognuna è stata selezionata da Curovic insieme a Sonia Hakansson. Le due operatrici si sono prefissate di scegliere persone tutte diverse tra loro, con personalità e interessi diversi, ma anche diversa estrazione economica ed educativa, diversi orientamenti sessuali e anche diversi valori, in modo che l’esperimento di integrazione fosse il più completo possibile.
Uno degli elementi che contraddistinguono SallBo e che ha contribuito al suo successo è la progettazione degli spazi comuni. Il condominio ha un ampio giardino e molte terrazze. Nelle aree comuni tutti i dettagli sono stati pensati per dare la sensazione di trovarsi in uno spazio accogliente. I mobili e le decorazioni sono stati portati dai residenti e messi a disposizione di tutti. Su ognuno dei 4 piani c’è una grande cucina comune e una “stanza degli hobby”. Una è diventata uno studio artistico con cavalletti e pennelli: una residente che insegnava arte tiene corsi di pittura per i giovani. Su un terrazzo comune c’è un piccolo orto.
In un giorno infrasettimanale qualunque negli spazi comuni è possibile trovare ragazzi che lavorano al computer, anziani che fanno ginnastica, signore che lavorano insieme al completamento di grandi puzzle.
Molti bisogni degli ospiti si incastrano se accompagnati adeguatamente. “Gli anziani possono aiutare a spiegare la storia locale, i valori, il contrasto socioeconomico in cui i ragazzi si sono ritrovati. I giovani invece possono ricambiare con le loro competenze tecnologiche, la capacità di distinguere quel che è vero e quel che è falso, fra le notizie di ogni giorno.
Hannah Ahmadi Holqvist si è trasferita a SallBo quando aveva 22 anni nel 2020. Prima aveva vissuto con i suoi genitori. Poi aveva scoperto il progetto e pensato che fosse l’occasione giusta per uscire di casa. Si è innamorata di un ragazzo straniero. Oggi i due sono sposati e hanno una figlia. “Quando ho avuto la bambina è stato veramente prezioso sapere che in qualsiasi momento potevo uscire dall’appartamento e parlare con altri esseri umani adulti se ne sentivo il bisogno. Le giovani madri sono un altro dei segmenti della popolazione che più rischia l’isolamento sociale. Ad Hannah, invece, basta pubblicare un post nel gruppo Facebook dei residenti avvisando che sarà in cucina un’ora dopo, pronta a fare il caffè per chiunque si troverà nei paraggi.
Durante la pandemia i ragazzi hanno insegnato agli anziani come usare Zoom; gli ex professori in pensione hanno aiutato i ragazzi con gli studi a distanza e oggi una ex professoressa di inglese tiene corsi di lingua. Un residente anziano ha insegnato a un ragazzo afgano a guidare.
Altri hanno imparato a tenere in vita le piante, giocare a canasta, cucire, suonare il pianoforte. Tra giovani e anziani sono nate amicizie, ma anche gelosie e tensioni.
Un compito importante è quello di mantenere l’armonia tra chi vive nel condominio. Nonostante le vite molto diverse dei residenti – che hanno estrazioni, orientamenti sessuali e posizioni politiche a volte anche molto differenti – alla fine è sempre prevalsa una certa coesione. “Si tengono d’occhio a vicenda, anche perché si vedono ogni giorno”.
Negli ultimi anni in giro per il mondo è emerso qualche altro progetto che ha finalità simili.
Ad esempio a Deventer nei Paesi Bassi, in alcune città dell’Oregon negli Stati Uniti. Varie altre cittadine svedesi hanno provato a replicare, in parte o integralmente l’esperimento di SallBo.
Ambito territoriale
Svezia













