Occuparsi del disagio, della disabilità, della malattia non è solo un compito del sistema di welfare e dei servizi socio-sanitari. E’ innanzitutto una questione culturale, che richiede a tutti i cittadini di superare la diffidenza e l’indifferenza. Una giovane laureata in sociologia ha sviluppato un progetto che si propone di capire come si può sviluppare inclusione sociale, mettendosi anche fisicamente nei panni di tali persone.

Vi racconto il disagio. Con dieci sedie vuote

Obiettivo

Superare la diffidenza e l’indifferenza nei confronti di coloro che hanno una difficoltà, un disagio, una disabilità, una malattia.

Attività

Diana Anselmo, una ragazza di 22 anni, laureata in sociologia, ha deciso di organizzare una mostra speciale al Castelfolk Festival di Castellano, in Trentino, dando vita al “Museo dell’empatia”.

Ha previsto dieci sedie e dieci indumenti appoggiati, con lo scopo di mettersi anche fisicamente nei panni degli altri, ma anche dieci interviste (tradotte nella lingua dei segni) per capire la difficoltà quotidiana di chi lotta per conquistare le cose più semplici e banali. Si fa riferimento a: persone sorde, cieche, sordocieche, tetraplegici, transessuali, omosessuali, malati di Aids, vittime di bullismo, migranti.

Dice Diana: “la domanda con cui inviterei la gente ad avvicinarsi è questa: sei consapevole di quello di cui sei inconsapevole? E’ una sfida a farti vedere le cose che non sai perché non ne fai esperienza quotidiana. C’è una porzione di mondo alla quale non hai mai avuto accesso, ma non per questo non esiste o è meno legittima”.

Ambito territoriale: Trento